Dal campo di Mediglia a modello nazionale: la storia di Combimais e di Mario Vigo

Mrio Vigo

Mrio Vigo

Tredici anni di ricerca, innovazione e mais di qualità: il protocollo lombardo che ha cambiato il modo di coltivare

C'è un'azienda agricola alle porte di Milano, a Mediglia, dove si coltiva un mais che non assomiglia a nessun altro. Non per magia, ma per metodo. Si chiama Combimais, è un protocollo di coltivazione sostenibile che compie tredici anni di storia, e dietro c'è un imprenditore agricolo con le idee molto chiare: Mario Vigo.

Vigo è ex vicepresidente di Confagricoltura Nazionale e oggi presidente del Centro Studi Innovagri, l'associazione impegnata nella ricerca e nell'approfondimento delle innovazioni nel settore agroalimentare. Ma prima di tutto è un agricoltore. Il progetto viene realizzato nell'Azienda Agricola Folli di Mario e Alberto Vigo, nel comune di Mediglia alle porte di Milano, su una superficie di circa trenta ettari.

Un'idea nata con Expo

Ci sono voluti tre anni di ricerca e sperimentazione per arrivare alla prima versione strutturata del protocollo. Tutto nasce nel 2014, in previsione di Expo 2015, che ha approvato e patrocinato il progetto. L'intuizione di Vigo era semplice da enunciare, ma difficile da realizzare: produrre mais di qualità in grande quantità, usando meno risorse e rispettando l'ambiente. Una combinazione che molti consideravano impossibile.

L'obiettivo era combinare genetica, protezione e irrigazione per ottenere dal mais il massimo profitto in termini di qualità e quantità, ma in chiave ecosostenibile. Il traguardo fissato? Raggiungere venti tonnellate di granella di mais di elevata qualità per ettaro. Un risultato che sembrava ambizioso, e che invece è arrivato.

Il metodo che funziona

Combimais non è un prodotto. È un sistema. La filosofia che sta dietro al protocollo si basa sul presupposto che, per sostenere le produzioni, le innovazioni genetiche e agrotecniche siano combinate razionalmente. Genetica degli ibridi, sistemi di irrigazione a goccia, protezione delle colture, agricoltura di precisione con GPS e sensoristica: tutto lavora insieme, coordinato da un supervisore scientifico d'eccezione.

Il coordinamento di tutti gli step delle attività è stato affidato all'Istituto di Agronomia dell'Università di Torino, guidato dal professor Amedeo Reyneri. Un presidio accademico che ha dato credibilità scientifica al progetto fin dall'inizio, trasformandolo da sperimentazione in modello replicabile.

I risultati non hanno tardato ad arrivare. Nel 2018, al quinto anno di attività, il protocollo ha registrato una resa media di 160,2 quintali per ettaro, con picchi superiori ai 200 quintali su alcune parcelle. Numeri che hanno fatto parlare tutto il settore. Lungo i bordi dell'appezzamento è stata coltivata anche un'area "Operation Pollinator", seminata con essenze a fioritura scalare per favorire la riproduzione di insetti pronubi e dare rifugio a piccoli mammiferi e uccelli. Perché produttività e biodiversità, per Vigo, non si escludono.


Dal campo alla tavola

Il protocollo ha generato anche una filiera. Partendo dalla granella di Combimais e dalla farina per polenta, la famiglia Vigo ha esteso il progetto alla realizzazione di una linea di prodotti artigianali da forno, avvalendosi dell'esperienza di Fabio Lodigiani, impegnato da decenni nella ricerca e sviluppo di pani, prodotti da forno e lieviti. È nata così Milano Cento Pertiche.

Nel 2018 Combimais è entrata nel circuito de "Il Viaggiator Goloso", la linea dei prodotti di punta dei supermercati a insegna Iper, Unes e U2, dove viene commercializzata la farina per polenta ottenuta dalla granella.  Dal campo di Mediglia allo scaffale del supermercato: una filiera completa, tutta lombarda.

Il riconoscimento nazionale

La qualità del lavoro ha trovato riconoscimento anche a livello istituzionale. Mario Vigo è stato premiato a livello nazionale nella categoria "innovazione" grazie al progetto Combi Mais Idrotechnologies. La premiazione si è tenuta presso la sede di Confagricoltura a Palazzo della Valle a Roma, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio.

«Sono molto soddisfatto» ha dichiarato Vigo in quell'occasione. «È un bellissimo traguardo che premia il lavoro di tutto il team. Ricevere un premio da Confagricoltura è per me ancora più significativo, quasi un riconoscimento alla carriera, per l'impegno profuso negli anni come presidente di Confagricoltura Milano Lodi e Monza Brianza e poi come vicepresidente nazionale».

Combimais Plus: ora arrivano i droni

Il protocollo non si è fermato. La nuova edizione, ribattezzata Combimais Plus, introduce per la prima volta la tecnologia dei droni nelle fasi di coltivazione, in particolare per la distribuzione di biostimolanti nella fase di protezione delle piante. Un salto tecnologico che punta a rendere gli interventi ancora più precisi e meno impattanti sull'ambiente.

Il progetto mantiene la sostenibilità come fulcro: ricerca genetica, nutrizione del suolo e gestione idrica sono combinati per offrire un mais più sano e resistente, con l'obiettivo di tutelare la produttività senza compromettere la qualità del prodotto finale.

Combimais Plus anticipa anche temi normativi rilevanti, come il divieto dell'urea nel Bacino Padano a partire dal primo gennaio 2028, promuovendo già oggi soluzioni alternative e sostenibili.

Lo stesso Vigo ha spiegato la logica del salto in avanti: «Perché Combimais Plus? Riteniamo che per risolvere le criticità di un quadro geopolitico complesso come quello odierno, produrre di più sfruttando nel contempo meno risorse sia la chiave per affrontare le sfide del settore. Combimais ci riesce grazie ai suoi Plus, confermandosi una risposta vincente per l'agricoltura del futuro».

La Lombardia guarda con attenzione

Il progetto non è passato inosservato nemmeno in Regione. L'assessore all'Agricoltura Alessandro Beduschi ha commentato così la nuova edizione: «Combimais dimostra, anno dopo anno, una capacità rara: cogliere e spesso anticipare il meglio che la tecnologia può offrire all'agricoltura, traducendolo in applicazioni concrete. Non un esercizio teorico, ma un'iniziativa pionieristica che porta in campo le migliori innovazioni e le mette al servizio di una coltura strategica come il mais, centrale per la Lombardia e per l'intero sistema agroalimentare nazionale».

Del resto, la Lombardia è la regione leader nella produzione di mais in Italia: il 50% del mais seminato e raccolto nel Paese viene da qui. Avere un protocollo di riferimento che punta su qualità, resa e sostenibilità insieme è una questione che riguarda l'intera filiera agroalimentare nazionale.

Mario Vigo lo sa. E continua a seminare.